Presa di posizione di mix-ling | „Perché cosi cauti nelle considerazioni sulla scuola?“

Noi genitori di Mix-ling, non possiamo che rallegrarci del manifesto „Alto Adige 2019“ presentato giovedì da un gruppo di notevoli cittadini e (poche) cittadine per promuovere la convivenza nella nostra terra. Siamo ovviamente favorevoli a tutte le iniziative volte a risolvere i conflitti tra i gruppi linguistici, che troppo spesso vengono alimentati e riscaldati politicamente.

Restiamo però perplesse/i davanti alle considerazioni fatte dal manifesto sulla formazione scolastica. Se, come loro stessi scrivono, il plurilinguismo è la risorsa fondamentale sulla quale puntare per migliorare la convivenza, come mai restano così cauti e conservatori nelle considerazioni sulla scuola, che potrebbe e dovrebbe essere la vera fucina del plurilinguismo?

Il manifesto prevede che ogni cittadino/a possa scegliere liberamente la scuola, previa però una buona conoscenza della lingua d’insegnamento. Deve essere mantenuta la scuola con lingua d’insegnamento italiano o tedesco, prendendo atto che il modello d’insegnamento plurilingue nelle valli ladine si è rivelato valido e va quindi mantenuto. Inoltre, ogni gruppo linguistico deve avere la libertà di percorrere le vie che preferisce per il proprio percorso scolastico. Quindi, per dirla in sintesi, il manifesto 2019 sembra sostenere: „manteniamo tutto così com’è, che va benissimo: intendenze scolastiche separate, scuole monolingue frequentate da bambini del proprio gruppo linguistico, libero spazio alla fantasia per incentivare l’apprendimento dell’altra lingua, che però „altra“ deve restare “ .

I bambini che crescono in famiglie bilingui dovranno avere, secondo il manifesto, la possibilità di dichiarare il proprio bilinguismo al censimento (sempre che le lingue parlate siano l’italiano, il tedesco o il ladino), ma per quanto riguarda la scuola dovranno scegliere la lingua di mamma o quella di papà, invece di avere la possibilità di scegliere un scuola plurilingue frequentata da bambini e bambine di diverse culture e lingue. E i genitori di vedute aperte che vorranno aumentare le opportunità di vita dei propri figli, mandandoli a frequentare la scuola dell’altro gruppo linguistico, per imparare ad apprezzarne la cultura, la mentalità, la gente, non lo potranno più fare, se non saranno in grado di insegnare ai figli l’atra lingua prima dell’inserimento a scuola.

Ci dispiace caro gruppo 2019. Se è davvero la convivenza che vogliamo, non basta rielaborare le visioni storiche e mettersi d’accordo sui nomi dei luoghi. Bisogna dare l’opportunità ai bambini di conoscersi, di frequentarsi e di apprezzare le diversità tra i vari gruppi linguistici. E soprattutto bisogna dare quest’opportunità a tutti, anche a quei tanti bambini italiani, stranieri e tedeschi che non nascono in Alto Adige, ma ci vengono a scuola.

Ai figli di famiglie bilingue dovrebbe essere data l’opportunità di essere orgogliosi della propria cultura allargata, senza dover scegliere da che parte ridurla.

Se il modello ladino è veramente valido come dite, perché non estenderlo a tutto il territorio altoatesino invece di confinarlo nelle sue valli?

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One thought on “Presa di posizione di mix-ling | „Perché cosi cauti nelle considerazioni sulla scuola?“

  1. L’associazione “mix-ling Eltern für una cultura plurilingue”, Francesco Marchioro e Vanda Carbone osservano che siamo troppo cauti nelle considerazioni sulla scuola. In particolare criticano il punto in cui diciamo che vanno mantenute le scuole con lingua d’insegnamento italiana e tedesca. Questo sistema, dicono, riproduce la separazione tra i gruppi e costringe le famiglie bilingui ad una scelta penalizzante per i loro figli. Meglio sarebbe “una scuola plurilingue, frequentata da bambini e bambine di diverse culture e lingue”.

    La richiesta di una scuola bi- o plurilingue è a nostro parere da condividere. Vi sono molte famiglie effettivamente di casa nelle culture italiana e tedesca; e vi sono molti bambini e bambine in grado di diventarlo, pur partendo da contesti meno fortunati. Perciò è più che auspicabile una scuola dove le lingue e le culture giocano un ruolo paritario. Il manifesto non chiude la porta a tale richiesta. Parla infatti di libertà per i gruppi di percorrere “vie proprie nella politica scolastica e formativa”; ancor più gradito sarebbe il progetto di una scuola plurilingue se vi si impegnassero congiuntamente le istanze istituzionali di entrambi i gruppi, ossia gli assessorati alla scuola. Diversi passaggi del manifesto invitano inoltre a sfruttare le possibilità che già oggi ci sono e quelle che si possono creare: sperimentazioni, scambi, progetti comuni ecc. La scuola, anche quella con una lingua di insegnamento, deve tenere conto che opera in una realtà plurilingue e deve attrezzarsi per insegnare l’arte dello stare insieme.

    Non condividiamo invece la richiesta di una scuola plurilingue per tutti i gruppi linguistici, che sostituisca le scuole con lingua di insegnamento italiana e tedesca. Il diritto alla formazione nella propria madrelingua ci sembra da garantire a prescindere da ogni altra offerta aggiuntiva. Per la minoranza di lingua tedesca, come per tutte le minoranze nazionali, esso è irrinunciabile: fu tra i primi a venire soppresso, dopo l’annessione, e tra i primi a venir riconosciuto dall’Italia democratica nel dopoguerra. Detto più banalmente: chi ritiene di mandare i figli alla scuola italiana o tedesca deve avere la possibilità di farlo.
    Una scuola plurilingue per tutto il territorio è improponibile anche perché questo modello solitamente prevede insegnanti e alunni di una madrelingua e dell’altra. Lo si può fare a Bolzano, Merano e in altre città; ma non nei paesi e nelle valli, dove la prevalenza di un gruppo è schiacciante.

    Un problema a sé è il fenomeno delle iscrizioni trasversali: bambini e bambine di madrelingua italiana nelle scuole tedesche e viceversa – fenomeno meno frequente. L’esperienza dimostra che è possibile ma non scontato vincere questa sfida. E‘ nell’interesse di chi la affronta venire preparato e accompagnato da persone in grado di farlo; per parte loro i genitori, chiamati a partecipare alla vita della scuola, devono anche essi essere disposti a rapportarsi con chi non conoscono e non capiscono. Insomma: il salto è possibile, ma faticoso.
    Succede che spesso le iscrizioni trasversali oltrepassano la soglia critica, oltre la quale l’effetto “immersione” è ridotto: avviene quando in una classe gli alunni che non parlano la lingua d’insegnamento sono tanto numerosi da fare comunità a sé. In questi casi finirà per essere compromesso il processo di apprendimento di tutti. Anche qui dunque: le scuole devono attrezzarsi per un pubblico che non è fatto esclusivamente di bambini della loro madrelingua; ci sono oltretutto nuove comunità “straniere” che le frequentano. Non ci sembra giusto invece usare in massa la scuola dell’altro gruppo linguistico per apprenderne la lingua. Non può essere questa la soluzione della difficoltà storica che abbiamo nell’avvicinarci alla lingua e alla cultura dell’altro.

    Mi scuso se non parlo del modello di scuola ladina. E‘ un tema che merita un trattamento a sé. Invitiamo chi vuole a rilanciarlo.

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