Lettera agli Alpini | Brief an die Alpini

(deutscher Text: unten)

Lettera agli alpini e alle comunità locali

Nelle varie città italiane in cui si sono svolte, le adunate nazionali degli Alpini sono sempre state delle grandi feste popolari: centinaia di migliaia di persone che s’incontrano, si scambiano ricordi, consolidano una comune appartenenza.

Bolzano tuttavia è una città molto speciale, capoluogo di una provincia dove convivono comunità di lingua, cultura e sensibilità diverse e dove la storia lascia in eredità pesanti ragioni di conflitto. In questo contesto, l’adunata nazionale degli Alpini, in programma dall’11 al 13 maggio, rischia di assumere, o di vedersi attribuiti, significati pericolosi per la convivenza – e ciò al di là delle intenzioni degli organizzatori. Già se ne vedono i segni. Da un lato c’è chi invita “Tutti dinnanzi al Monumento alla Vittoria” (“Vereint vor dem Siegesdenkmal”); dall’altro chi parla di “una provocazione di spirito nazionalistico e antieuropeo” (“eine nationalistische und gegen den europäischen Geist gerichtete Provokation”). Gli uni puntano a rinfocolare l’orgoglio nazionale italiano, enfatizzando il ruolo svolto dagli Alpini nella “conquista” di questa terra; gli altri il sentimento dell’ingiustizia storica subita dalle popolazioni di lingua tedesca con l’annessione all’Italia. Entrambi vedono nell’adunata una ghiotta occasione per avvelenare gli animi e rinsaldare la rivalità che ancora condiziona i rapporti tra i maggiori gruppi linguistici dell’Alto Adige/Südtirol. Questo pericolo va evitato, affinché anche a Bolzano l’adunata rimanga ciò che vuole essere: un incontro all’insegna dell’amicizia, della solidarietà e del rispetto.


Herbert Denicolò (Manifest|o 2019), Ildo Baiesi (ANA), Generale Maurizio Ruffo (ANA), Elisabeth Ladinser (Manifest|o 2019), Elio Cirimbelli (Manifest|o 2019), Ferdinando Scafariello (Präsident ANA Bolzano), Alberto Stenico (Manifest|o 2019), Ruggero Galler (ANA).

Gli Alpini sono stati protagonisti di imprese che hanno del memorabile, nel bene e nel male. Le loro azioni belliche vanno ricordate per trarne gli insegnamenti che ogni persona ragionevole deve trarre dalla storia: le guerre sono una sconfitta per tutti, per chi le perde come per chi le vince. In tempo di pace, essi intervengono in aiuto delle popolazioni colpite da inondazioni, terremoti o altre calamità. In tutti questi casi sono in prima fila nel portare soccorso; spesso inoltre sono loro a provvedere a opere civili, come strade o bonifiche. Bolzano deve al loro lavoro uno dei suoi spazi più belli: i prati del Talvera, luogo di ritrovo, ricreazione e socializzazione per migliaia di persone. Più che le imprese militari, sono queste le opere delle quali gli Alpini, a ragione, possono andare fieri, e per le quali meritano il nostro rispetto. Questo deve essere lo spirito dell’adunata; chi la organizza e chi vi partecipa ha il dovere di tenersi lontano da ogni dimostrazione di nazionalismo, militarismo e autoritarismo.

La comunità di madrelingua tedesca, per parte sua, è chiamata a liberarsi da pregiudizi o anche solo da semplici automatismi di pensiero. Le penne nere che in maggio sfileranno per le strade di Bolzano non sono i responsabili delle vicende che hanno cambiato le sorti di questa terra. I loro nonni, che combatterono sul fronte italo-austriaco nella prima guerra mondiale, furono in molti casi essi stessi vittime delle ciniche decisioni dei loro superiori. Gli Alpini di oggi, infine, non sono i rappresentanti di uno stato autoritario, ma di un paese democratico che ripudia la guerra e che ha saputo adottare, nonostante tutto, un buon rimedio alla ferita inferta a molti abitanti di questa terra. E‘ comprensibile che vi sia chi non vuole festeggiare, restando distante da quella sfilata. Ma osteggiarla, organizzare contro-manifestazioni serve solo a rafforzare divisioni e a irrigidire i fronti.

L’adunata nazionale degli Alpini a Bolzano ci espone al rischio di un ritorno di fiamma del conflitto etnico. Se sapremo controllare i comportamenti, le parole e i toni, essa ci consentirà invece di fare un passo verso una convivenza più produttiva per tutti.

Il gruppo Manifest/o 2019

Bolzano, aprile 2012

Brief an die Alpini und die einheimische Bevölkerung

Die gesamtstaatlichen Alpinitreffen in den verschiedenen Städten Italiens sind immer große Volksfeste: hunderttausende Menschen begegnen sich, tauschen Erinnerungen aus, erleben ihre Gemeinschaft.

Bozen ist aber ein sehr spezieller Ort, Hauptstadt eines Landes, in dem Menschen unterschiedlicher Sprache, Kultur und Sensibilitäten miteinander leben. Das geschichtliche Erbe kann hier schwerwiegende Konflikte hervorrufen. Angesichts dieser Tatsache könnte das gesamtstaatliche Alpinitreffen vom 11. bis 13. Mai eine für das Zusammenleben gefährliche Bedeutung erlangen oder zuerkannt bekommen – und das unabhängig von den Absichten der Organisatoren. Erste Anzeichen dafür gibt es schon. Da sind die Einen mit dem Aufruf “Tutti dinnanzi al Monumento alla Vittoria” (“Vereint vor dem Siegesdenkmal”) zu hören, und die Anderen mit dem Vorwurf, es handle sich um “eine nationalistische und gegen den europäischen Geist gerichtete Provokation” (“una provocazione di spirito nazionalistico e antieuropeo”). Die Einen zielen darauf ab, den italienischen Nationalstolz anzufeuern, indem sie die Rolle der Alpini bei der “Eroberung” dieses Landes hochspielen. Die Anderen appellieren an das Gefühl für das historische Unrecht, das der deutschsprachigen Bevölkerung durch die Annexion an Italien widerfahren ist. Für beide ist das Alpinitreffen eine gute Gelegenheit, die Gemüter aufzuhetzen und die Gegnerschaft zu vertiefen, die immer noch die Beziehungen zwischen den größten Sprachgruppen Südtirols prägt. Dies gilt es zu verhindern, damit das Treffen auch in Bozen das bleibt, was es sein will: eine Begegnung ganz im Zeichen von Freundschaft, Solidarität und Respekt.

Die Alpini waren Protagonisten denkwürdiger Taten – im Guten wie im Schlechten. Die Erinnerung an ihre kriegerischen Einsätze sind zu bewahren, um die Lehren daraus zu ziehen, die jede vernünftige Person aus der Geschichte ziehen muss: dass Kriege eine Niederlage für alle sind, für die Besiegten, aber auch für die Sieger. In Friedenszeiten leisten die Alpini an vorderster Stelle wertvolle Hilfe bei Überschwemmungen, Erdbeben oder anderen Katastrophen. Und oft sind sie es, die zivile Infrastrukturen verwirklichen, wie beispielsweise beim Straßenbau und bei der Bonifizierung von Gebieten. Bozen verdankt den Alpini einen seiner schönsten öffentlichen Räume: die Talferwiesen. Ort der Begegnung, Erholung und Gemeinschaft für tausende von Menschen. Diese Taten, nicht die militärischen, sind es, auf die die Alpini mit Fug und Recht stolz sein können und für die sie unseren Respekt verdienen. Und auf diesen Taten muss der Geist ihres Treffens gründen; Organisatoren und Teilnehmer haben die Pflicht, sich von nationalistischem, militärischem und autoritärem Auftreten zu distanzieren.

Die deutschsprachige Bevölkerung ihrerseits ist aufgerufen, sich von Vorurteilen oder einfachen gedanklichen Automatismen zu befreien. Die Alpini, die im Mai durch die Straßen Bozens ziehen werden, sind nicht verantwortlich für die Ereignisse, die das Schicksal dieses Landes verändert haben. Ihre Großväter, die im Ersten Weltkrieg an der italienisch-österreichischen Front gekämpft haben, waren vielfach selbst Opfer der zynischen Entscheidungen ihrer Vorgesetzten. Und schlussendlich sind die Alpini von heute nicht die Vertreter eines autoritären, sondern eines demokratischen Staates, der den Krieg ablehnt und der – trotz allem – darum bemüht ist, die Wunden der Vergangenheit zu heilen. Verständlich, dass es Menschen gibt, die nicht an der Feier teilhaben wollen und ihr fernbleiben. Das Treffen anzufeinden oder Gegenveranstaltungen zu organisieren, dient aber nur der Trennung und Verhärtung der Fronten.

Das gesamtstaatliche Alpinitreffen in Bozen birgt das Risiko in sich, dass der ethnische Konflikt wieder aufflammt. Wenn es uns gelingt, Handlungen, Worte und Tonfall zu kontrollieren, kann es aber auch ein Schritt hin zu einem besseren Zusammenleben sein.

Die Gruppe Manifest/o 2019

Bozen, April 2012

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Presa di posizione di mix-ling | „Perché cosi cauti nelle considerazioni sulla scuola?“

Noi genitori di Mix-ling, non possiamo che rallegrarci del manifesto „Alto Adige 2019“ presentato giovedì da un gruppo di notevoli cittadini e (poche) cittadine per promuovere la convivenza nella nostra terra. Siamo ovviamente favorevoli a tutte le iniziative volte a risolvere i conflitti tra i gruppi linguistici, che troppo spesso vengono alimentati e riscaldati politicamente.

Restiamo però perplesse/i davanti alle considerazioni fatte dal manifesto sulla formazione scolastica. Se, come loro stessi scrivono, il plurilinguismo è la risorsa fondamentale sulla quale puntare per migliorare la convivenza, come mai restano così cauti e conservatori nelle considerazioni sulla scuola, che potrebbe e dovrebbe essere la vera fucina del plurilinguismo?

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